Cose che ancora resistono alla rivoluzione dell'AI

Un elogio romantico di ciò che sfugge, almeno per ora, al dominio dell’intelligenza artificiale

Nelle nostre giornate di lavoro, tra call, prompt e notifiche, continuiamo ad avere fra le mani strumenti che, pur provenendo da “epoche” ormai lontane, sembrano voler stare con noi ancora a lungo. Non si tratta sempre di pura nostalgia ma, anche in questo caso, di ottimizzazione.

Il contacaratteri

Sì, esiste ancora. E sì, qualcuno in agenzia ancora lo usa.

Nel 2026 sembra un anacronismo: un contatore che ci dice quanti caratteri, parole o righe hai scritto. Ma chi lavora con i testi sa che la forma è funzione. 

Un titolo troncato su Google, una meta description troppo lunga, un testo PPL che supera il numero 40: il contacaratteri è lì, conta al posto nostro, misura i confini, ci dice senza troppi fronzoli quali limiti non oltrepassare.

L’AI può scrivere 10.000 parole in un minuto, ma non sa quando fermarsi. Il contacaratteri sì. È il guardiano della sintesi, l’ultimo baluardo contro la verbosità automatica.

Il post-it

L’AI ha le sue liste, i suoi reminder, i suoi workflow automatizzati. 

Ma il post-it giallo, quello vero, di carta, che si stacca e si attacca, mantiene ancora oggi i suoi superpoteri: un reminder digitale scompare quando lo spunti, un post-it resta potenzialmente per sempre, storto, sbiadito, a testimoniare che quel pensiero è passato di lì. È memoria fisica, non dato. Nel nostro lavoro di comunicazione, dove tutto punta alla performance, il post-it è la nota che ci ricorda qualcosa di importante, prosecuzione fisica dello schermo digitale, promemoria da cui ripartire e magari far nascere un’idea migliore.

Il calendario filosofico

Quello da tavolo, con una frase al giorno. Non sincronizzato con nessun cloud, non collegato a nessuna notifica.

L’AI può generare un numero infinito di aforismi, ma il calendario filosofico ha una caratteristica radicale: non ci ascolta, non si adatta al nostro umore, non impara i nostri gusti. Ci propone un pensiero estraneo, spesso scomodo, sempre inatteso. In un’epoca di bolle algoritmiche dove tutto è fittato su di noi, sui nostri interessi, sui nostri desideri del momento, il calendario filosofico ci ricorda che l’imprevisto, l’inatteso, fa parte del quotidiano e sta a noi comprenderlo e volgerlo a nostro vantaggio.

Il giradischi

La musica in streaming è infinita, skippabile, personalizzata da algoritmi che conoscono i nostri gusti meglio di noi stessi. Ma quando si è in smart working, dove il confine fra ufficio e casa si dissolve fra divano e scrivania, sono ancora in tanti a preferire la compagnia del caro vecchio vinile. Sollevare la puntina, posizionarla, girare il disco al lato B: non possiamo saltare al brano successivo con un tap come su una qualsiasi piattaforma di streaming, dobbiamo ascoltare. Non è sottofondo. È un rituale di inizio o metà giornata che ci aiuta a riconnetterci e ritrovare energia e attenzione tra una notifica e l’altra.

Il copia-incolla

Sì, hai capito bene. Potremmo continuare con tante altre cose, ma preferiamo chiudere con l’azione che funziona allo stesso modo dalla prima versione di DOS.

ctrl+C, ctrl+V. cmd+c, cmd+v. Una serie di comandi che esiste da sempre e che, in pochi secondi, può cambiare tutto quello che stiamo facendo.
Il copia-incolla costringe a processare, filtrare, adattare le informazioni che abbiamo prelevato altrove. Ed è quel rallentamento il momento più importante di questa operazione che sembra essere puro automatismo.